ARTEUMANZE seconda edizione

Sentieri di umana natura.

Poetiche di transito e coltivazione d’arte tra luoghi coperti, scoperti e da scoprire nei comuni di Busana, Carpineti, Casina, Castelnovo ne’ Monti, Collagna, Ramiseto, Villa Minozzo. Un’idea progetto di Ermanio Beretti 2012, video di Luca Guerri.

Arteumanze riprende il percorso avviato nel 2011 lungo “sentieri di umana natura”. Stessa filosofia: “(…) una transumanza dell’arte e del fare artistico da compiere come un cammino collettivo nell’estate da giugno a settembre in un mosaico di luoghi che sono altrettante storie da raccontare, di popoli passati e magie da riscoprire (…) artisti a chilometri zero scelti tra quelli che vivono in montagna, scrittori e poeti, scultori, fotografi e musicisti (…)”

Il percorso si amplia lungo nuovi sentieri: da Carpineti e Casina ai Comuni del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano: Castelnovo ne’ Monti, Villa Minozzo, Ramiseto, Busana, Collagna. Alla scoperta e alla riscoperta di flora e fauna; in posti suggestivi quali il lago Calamone e il lago Pranda, Nasseta; tra architetture vegetali come i faggi del Ventasso, orti, pagliai, cataste di legna, con momenti di gloria persino per il letame e il rastrello. Inquadrando architetture naturali come la Pietra di Bismantova; ‘contaminando’ siti architettonici come la Pieve di Castelnovo ne’ Monti, il Fortino della Sparavalle, il complesso di S. Vitale, la chiesa di Pianzo, fino a stalle abbandonate ma vive; recuperando architetture di parole: storie, poesie, fole, leggende… Gli artisti con grande fantasia e libertà si agganciano alle caratteristiche naturali e alla storia dei luoghi, dialogando e giocando con essi attraverso materiali, luci, suoni e rumori naturali. L’uomo non è il protagonista unico e tanto meno il padrone della Terra. I battistrada di Arteumanze vogliono invitare a rallentare il passo, ad allargare l’orizzonte del proprio sguardo per metterci in condizione di vedere quanto ci circonda, di ascoltare e comprendere il linguaggio del piccolo e del grande, dell’uguale e del diverso, del noto e dello sconosciuto, del naturale e dell’umano. Mettono in campo (e in bosco, ma anche in stalla e in stella) l’intera gamma dei linguaggi dell’arte e tutte le declinazioni della parola, tra scienza e storia, tra citazione colta e gioco, tra ironia e autoironia. La grande mostra a cielo aperto ha una data di apertura ma non di chiusura vera e propria: tutto verrà lasciato sui luoghi di installazione perché i materiali usati ritornino con i loro tempi alla natura dalla quale sono stati presi a prestito. Fotografie e audiovisivi potranno aiutarci a conservarne ricordi e tracce. Ma i più duraturi saranno quelli rimasti impressi in chi incrocerà i sentieri di Arteumanze. Che vuole essere viaggio serio e curioso, profondo e divertente, momento non di raccolta ma di semina. Queste alcune delle sue scommesse.

Francesco Genitoni

Le campane silenziose del nocciolo di Pianzo

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Dietro la chiesa di Pianzo, c’è un vecchio nocciolo con i rami ricurvi, con vecchi vasi di terracotta di varie dimensioni. Appesi all’incontrario diventano delle campane che oscillano mosse dal vento. Al posto del battacchio ci sono piume e piccole patate, meteriali soffici, delicati e deperibili. Ripetono un din don dan silenzioso. Morale: oggi ci sono troppe campane che suonano! Ci vuole un po’ silenzio.

Il pettine dei prati

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Una volta il rastrello era l’attrezzo agricolo per eccellenza, si rastrellavano e si pettinavano campi, vallate, si creavano linee di fieno. Oggi tutto è meccanizzato. Questo attrezzo rifatto in grande dimensione, vuole essere omaggio in chiave pop, al mondo contadino.

Lode al letame

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Può sembrare un’idea originale e provocatoria, però mette in luce l’importanza ancestrale del letame per l’agricoltura. Per lasciar maturare il letame occorrono dai 4 ai 6 mesi, si ottiene un prodotto finale umido da cospargere e leggermente interrare, Assolve il suo compito, quello di mettere in collegamento la pianta con l’ambiente circostante e il cosmo. Curare il letame è dunque un esercizio, fare il cumulo (la masa) ha un significato importante: la condivisione e il rapporto che ha l’uomo con la terra, rimangono un valore che questa società ha dimenticato.